Polpaccio e tendine d’Achille nei runner: cosa fare e quando tornare a correre

Illustrazione: una marmotta runner si tiene il polpaccio dolorante su un sentiero di montagna

Polpaccio che “tira” nei primi chilometri, tendine d’Achille rigido al mattino, fitta durante la salita: tra chi corre sono tra i problemi più frequenti. La buona notizia è che quasi sempre si gestiscono senza smettere del tutto di muoversi. Ecco come riconoscerli, cosa fare e quando tornare a correre.

Illustrazione: una marmotta runner si tiene il polpaccio dolorante su un sentiero di montagna

Polpaccio o tendine d’Achille?

Sono due parti della stessa catena: i muscoli del polpaccio (gemelli e soleo) si uniscono in basso nel tendine d’Achille, che si attacca al tallone. A ogni passo di corsa questa catena assorbe e restituisce un carico di diverse volte il peso del corpo.

  • Polpaccio: dolore o “strappo” nella parte carnosa della gamba, a volte comparso di colpo durante la corsa, a volte dopo un lungo o una gara. Spesso fa male salire sulle punte o fare piccoli saltelli.
  • Tendine d’Achille: dolore e rigidità sopra il tallone, tipici al mattino o nei primi minuti di corsa, che spesso migliorano scaldandosi e peggiorano il giorno dopo.

Perché succede

Nella maggior parte dei casi non c’è un singolo “movimento sbagliato”, ma un carico aumentato troppo in fretta rispetto a quello che polpaccio e tendine sono abituati a reggere. Le situazioni più comuni:

  • aumento rapido dei chilometri o dei lunghi, per esempio in preparazione di una mezza o di una maratona;
  • più ripetute, salite o lavori di velocità;
  • cambio di scarpe, soprattutto verso modelli con meno dislivello tallone-punta;
  • ritorno alla corsa dopo uno stop, ripartendo dai volumi di prima;
  • poco recupero: sonno scarso, settimane di lavoro pesanti, altri sport nello stesso periodo.

Cosa fare nei primi giorni

Il riposo assoluto di solito non serve e rischia di indebolire proprio i tessuti che devono tornare a reggere la corsa. Meglio ridurre il carico in modo intelligente:

  • sospendi le attività che fanno chiaramente male (ripetute, salite, saltelli) e riduci i chilometri;
  • mantieni l’attività aerobica con quello che non dà fastidio: cammino, bici, nuoto;
  • usa una regola semplice: un fastidio fino a 3 su 10 durante l’attività va bene, se il giorno dopo è tornato come prima. Se aumenta o il mattino dopo è peggio, hai esagerato;
  • inizia presto gli esercizi per il polpaccio, dosati sul dolore.

Gli esercizi che servono davvero

Il recupero passa dal ridare forza e capacità di carico a polpaccio e tendine. Una progressione tipica, da adattare al tuo caso:

  • Calf raise su due piedi: sali sulle punte e scendi lentamente, 3 serie da 15. Quando è facile, sposta il peso su un piede.
  • Calf raise su un piede: l’obiettivo, prima di correre forte, è arrivare a circa 20-25 ripetizioni per lato, simili tra le due gambe.
  • Soleo a ginocchio piegato: lo stesso esercizio con le ginocchia flesse, per allenare il muscolo più profondo, molto impegnato nella corsa.
  • Saltelli (pogo): prima su due piedi, poi su un piede. Sono il ponte tra la forza e la corsa: se sono indolori e senza peggioramento il giorno dopo, il polpaccio è pronto per uscite più impegnative.

Per il tendine d’Achille dolente sopra il tallone, nelle fasi più irritabili si parte spesso da esercizi con poco movimento e più tenuta, e si evita di scendere oltre lo scalino finché il dolore non si calma.

Quando tornare a correre

Il ritorno è più sicuro se procedi a gradini:

  1. cammino veloce senza dolore;
  2. calf raise e saltelli indolori;
  3. prime uscite brevi e piatte alternando corsa e cammino (per esempio 5 minuti di corsa e 1-2 di cammino, per 20-30 minuti in tutto);
  4. 48 ore di “verifica”: se va tutto bene, aumenta prima i minuti e solo dopo velocità e salite.

Le prime uscite non sono un allenamento, sono un test: servono a capire come risponde il polpaccio. Saltare i gradini per non perdere la preparazione è il modo più frequente per tornare al punto di partenza.

Quando farsi vedere subito

  • hai sentito un colpo secco al polpaccio o dietro la caviglia, come un calcio;
  • non riesci a salire sulle punte con la gamba dolente;
  • compaiono un ematoma evidente o un gonfiore importante;
  • il dolore non migliora dopo una o due settimane di carico ridotto.

In questi casi serve una valutazione, e a volte un’ecografia, per capire se c’è una lesione e impostare tempi e carichi giusti.

Come lavoriamo in studio

Valutiamo polpaccio e tendine con test semplici (calf raise, saltelli, forza su una gamba), capiamo cosa è cambiato nell’allenamento e costruiamo un percorso di esercizi e un piano di ritorno alla corsa adatto ai tuoi obiettivi, anche se hai una gara in calendario. Se serve, si può affiancare la tecarterapia. Trovi di più nella pagina Infortuni sportivi e ritorno allo sport e in quella su caviglia e piede.

Il polpaccio non ti lascia correre?

Chiamaci: ti diciamo come iniziare e troviamo l’orario più comodo.

Articolo dei fisioterapisti di Fisiolario, Milano Isola Farini.

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